VIOLENZA OSTETRICA

Oggi mi son presa l’arduo compito di parlare di una questione delicata e importante, che tanto sta
prendendo piede negli ultimi anni: la violenza ostetrica.

La violenza ostetrica è definita come un insieme di comportamenti percepiti estremi dalle donne in
ambito riproduttivo e/o sessuale, o meglio ancora l’abuso delle pratiche ostetrico-ginecologiche che
può essere realizzato da tutti gli operatori sanitari che prestano assistenza alla donna e al neonato
(ginecologo, ostetrica o altre figure professionali di supporto).
“Quali comportamenti rientrano in questa definizione?”
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce trattamenti irrispettosi e abusanti durante
il parto nelle strutture ospedaliere:
• l’abuso fisico diretto,
• la profonda umiliazione e l’abuso verbale,
• le procedure mediche coercitive o non acconsentite (inclusa la sterilizzazione),
• la mancanza di riservatezza,
• la carenza di un consenso realmente informato,
• il rifiuto di offrire un’adeguata terapia per il dolore,
• gravi violazioni della privacy,
• il rifiuto di ricezione nelle strutture ospedaliere,
• la trascuratezza nell’assistenza al parto con complicazioni altrimenti evitabili che mettono
in pericolo la vita della donna,
• la detenzione delle donne e dei loro bambini nelle strutture dopo la nascita
connessa all’impossibilità di pagare
• adolescenti, donne non sposate, donne in condizioni socio-economiche sfavorevoli, donne
appartenenti a minoranze etniche, o donne migranti e donne affette da l’HIV sono
particolarmente esposte al rischio di subire trattamenti irrispettosi e abusi.

“Chi può considerarsi vittima della violenza ostetrica?”

Una donna che ha perso la propria autonomia, che non è riuscita ad esprimersi o a comprendere a
pieno quello che è successo attorno o a lei direttamente, a cui non son state date sufficienti
spiegazioni o informazioni, che ha ricevuto un comportamento poco rispettoso da parte del
personale incaricato di assisterla.

“Come difendersi da un trattamento del genere?”

INFORMAZIONE. L’arma fondamentale di difesa della donna è arrivare nella struttura informate,
consapevoli dei propri diritti e certe che in qualunque momento si può decidere di rifiutare le cure
di cui non si è sicure.
Altro atto fondamentale, diritto di ogni donna, è la DOMANDA. Non essendo della professione può
capitare di non riuscire ad arrivare alla struttura (ad esempio per il parto) completamente informate
su tutto; in questo caso la donna può richiedere una spiegazione, per poter decidere
consapevolmente se quello che le viene proposto può essere accettato.
“#BastaTacere e Osservatorio violenza ostetrica”
#Bastatacere è la campagna informativa social creata su Facebook delle donne contro gli abusi in
sala parto. Questo ha permesso alle mamme di raccontare, e quindi raccogliere le testimonianze di
mancanze di rispetto e abusi subiti nell’assistenza alla nascita
L’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia (OVOItalia) è la continuazione naturale della campagna,
che custodisce e diffonde le testimonianze raccolte delle madri e cerca di sensibilizzare la società
italiana nei confronti del fenomeno di violenza ostetrica.
Facendo parte di una delle categorie citate da questo evento non posso non sentirmi toccata
personalmente dall’argomento. Non tanto in difesa di questi comportamenti che definisco
estremamente sbagliati, quanto dal fatto che possano davvero esistere tali atteggiamenti.
Ma è anche importante sapere che oltre questo esistono professionisti in ambito ostetrico e
ginecologico che hanno una qualità definirei fondamentale in questo lavoro: l’EMPATIA, ovvero la
capacità di entrare in contatto con la persona che stanno assistendo, in modo da dare la miglior
parte di loro adatta alla donna che vi si affida.

Pretendete questa qualità, informatevi e chiedete quando non conoscete.
Diventate esattamente quello che siete: protagoniste della vostra vita.

 

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