Un corso per un parto più…dolce!

A COSA SERVE IL CORSO PREPARTO?

Recentemente mi è stato chiesto se ho trovato utile o meno fare il corso preparto e per quali motivi. Avendolo fatto nella calda estate di 2 anni fa il ricordo è ancora vivido quindi vorrei raccontarvi cosa ne penso.

La mia opinione

Partiamo col dire che la mia esperienza è stata positiva. Capisco che possa essere una cosa soggettiva, che dipende da diversi fattori. Le persone, l’ambiente, il gruppo di future mamme, l’atteggiamento psicologico con cui lo affrontiamo, eccetera. Ma la mia opinione è che comunque iscriversi non costa nulla. Se non saremo convinte sui benefici e i vantaggi potremo sempre smettere.

La mia storia

Prima di tutto per quanto mi riguarda, avendo scelto di farlo in Consultorio, la frequenza è stata assolutamente gratuita. Perciò la primissima cosa da fare è informarsi in tal senso. Ho frequentato gli incontri (nel mio caso 6) in una struttura pubblica. Hanno messo a disposizione di noi mamme tutto ciò di cui avevamo bisogno, a cominciare da personale formato e competente. Le due ostetriche che ci hanno seguito infatti sono state davvero fantastiche. Ci hanno trasmesso tranquillità e hanno svolto tutte le attività con molta competenza e naturalezza, forti anche di una lunga esperienza sul campo. Hanno continuato ad essere a nostra disposizione anche telefonicamente e addirittura dopo il parto, per darci consigli sull’allattamento e la ripresa fisica.

A cosa serve

Insomma, struttura e personale giusti possono fare sicuramente la differenza. Perché, nonostante un detto africano reciti che per far nascere un bambino sono sufficienti una madre coraggiosa e il suo amore, è pur vero che (per fortuna!) il parto oggi è un evento “protetto”. E per prepararci a questo importantissimo evento, ma anche come dicevo al ritorno a casa, il corso preparto può esserci di grande aiuto.

Il travaglio

Ma davvero c’è qualcosa che può esserci di aiuto in un momento così intimo e…doloroso? Beh, tanto per cominciare possiamo imparare a riconoscere le contrazioni e saper gestire i tempi del travaglio, che non è poco! Quando sono arrivata in ospedale, la notte che è nato Antonio, l’ostetrica di turno mi ha visitato e mi ha detto che avevo fatto metà del lavoro a casa! Questo perché grazie al training autogeno e agli esercizi respiratori collegati sono riuscita almeno in parte a gestire e tenere sotto controllo un po’ del travaglio.

Respira!

Il metodo del training autogeno, associato ad altre tecniche e attività, è la forma più diffusa di preparazione e di assistenza psicologica al parto. Senza voler entrare nello specifico, alla base c’è la convinzione che l’ansia del parto tenda ad aumentare la tensione in differenti aree muscolari di una donna in gravidanza. La donna sarebbe così più sensibile al dolore e più propensa a respirare scorrettamente, aumentando il dolore e contrastando la dilatazione naturale. Naturalmente il training non lo elimina il dolore, eh! Sarebbe troppo bello! Ma mira al rilassamento per migliorare la tolleranza al dolore, insegna a riconoscere nel corpo i segnali di tensione, cattiva respirazione e contrazioni nei muscoli. Ci rende dunque più consapevoli del nostro corpo.

Il gruppo

Durante il corso credevo che non ce l’avrei mai fatta. Le ostetriche parlavano di episiotomia, cesareo, tempi tra le contrazioni, intensità del dolore…E io, insieme alle altre future mamme, ascoltavo piena di dubbi e ansie. Ecco, non dico che alla fine del corso non ne avevo più. Ma sicuramente posso affermare con certezza che ero molto più tranquilla! Anche perché nel gruppo si era formata una sintonia speciale. E sono certa che anche le altre mamme siano state più tranquille e controllate nell’ora X!

Il ritorno a casa

Nel corso ci avevano parlato anche del post-parto, come dicevo. E in particolare delle perdite del puerperio, della “ginnastica” del pavimento pelvico (i famosi esercizi di Kegel). Ma anche del “maternity blues” e dei segnali di depressione che purtroppo sono un argomento ancora poco affrontato ma delicatissimo. Inoltre, cosa che ho trovato utilissima e che mi ha aiutato ad allattare al seno per un anno, ci hanno spiegato appunto le basi dell’allattamento al seno. A partire dalle posizioni e dalle poppate a richiesta o programmate, fino al saper riconoscere ingorghi e mastiti.

Perché rinunciare quindi?

Care mamme, fateci sapere qual è stata la vostra esperienza e cosa ne pensate!

Mary G.

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